la storia di ginny
Ciao a tutti,
mi chiamo Ginny, o meglio, ho questo nome da maggio 2021, quando sono stata trovata in un pozzo, a sole tre settimane di vita.
Non avrei mai immaginato che quel giorno avrebbe segnato l’inizio della mia nuova vita.
l’abbandono e l’adozione
Ero spaventata, debole e malata, ma qualcuno decise che la mia storia meritava di continuare.
Dei ragazzi avevano udito i miei miagolii disperati provenire da dentro il pozzo e avevano chiamato aiuto. Con me c’erano anche i miei fratellini, che purtroppo non ce l’hanno fatta. Una mano calda mi ha afferrata e mi ha tirata fuori da quel buco buio.
Quelle mani erano ferme, ma delicate, come se avessero paura di farmi del male. Non riuscivo a vedere nulla e facevo fatica a respirare; una malattia mi aveva quasi resa cieca, e il mondo intorno a me era avvolto da un’ombra impenetrabile. Non sapevo chi fossero quelle persone, né cosa stesse accadendo, ma finalmente non sentivo più freddo. Alcuni iniziarono a chiamarmi Virginia, altri Ginny, come Ginny Weasley di Harry Potter, dicevano.
Il ritrovamento di Ginny
Mi hanno avvolta in una coperta morbida e calda. Ricordo la sensazione di quella stoffa, il calore che si propagava nel mio piccolo corpo stanco, e quelle parole dolci, che anche se non le capivo, riuscivano comunque a calmarmi. Mi portarono dal dottore, dove altre mani, esperte e precise, iniziarono a visitarmi. Sentivo i loro commenti preoccupati, ma anche quella sensazione nuova che mi avvolgeva: speranza!
Una ragazza mi portò a casa sua, un posto che per me era pieno di odori sconosciuti. Non sapevo cosa aspettarmi, e se all’inizio provai un brivido di conforto, quasi subito la paura prese il sopravvento. “E se fosse solo un sogno?”, mi chiedevo. “E se mi riportassero in quel pozzo oscuro?”. Mi mancava la fiducia e, per essere onesta, non avevo neanche la forza di oppormi. D’altronde avevo meno di un mese. Così mi lasciai trasportare, raggomitolandomi nella mia piccola coperta, sperando, in un angolo remoto del mio cuore, che questa volta fosse diverso.
Le notti erano le più difficili: piangevo, chiamavo la mia mamma, una mamma che non poteva più rispondere. Ma ogni volta c’era una voce umana calma e amorevole che mi rassicurava: "Va tutto bene, piccolina. Non sei sola". Mi dicevano che presto mi avrebbero trovato una casa, una mamma e un papà che mi avrebbero voluta per sempre.
C’era anche un’altra presenza in quella casa: Sila, una cagnolina nera con un’aria paziente ma curiosa. Lei mi guardava da lontano, un po’ perplessa, senza sapere bene come comportarsi. Io, invece, la seguivo ovunque andasse, cercando conforto in lei. Mi arrampicavo sulla sua barba come fosse una corda per salire più in alto, e anche se a volte si allontanava esasperata, sapevo che il suo cuore era grande. Era come una mamma per me, anche se non lo ammetteva mai apertamente.
Sempre vicino a Silotta
Passarono i giorni, e cominciai a legarmi sempre di più agli umani gentili che si prendevano cura di me. Ricordo le loro coccole, i loro sguardi pieni d’amore, e il calore delle loro mani. Ero sempre più felice, ma dentro di me una piccola paura continuava a pulsare: “E se tutto questo finisse? E se mi trovassero un’altra casa e mi lasciassero?”.
Ma un giorno, mentre giocavo, sentii che qualcosa era cambiato. Gli umani non parlavano più di cercare per me una nuova famiglia. Stavo davvero per rimanere? Mi fermai di colpo, le orecchie tese, e capii: avevano deciso di adottarmi, quella casa era la mia casa. Quegli umani erano diventati la mia famiglia.
Nel nostro piccolo mondo c’è anche Roger, il nostro gigante bianco. È un vecchio furgone camperizzato, ma per me è molto più di questo: è casa!
Primo incontro Ginny - Roger
Il primo viaggio che ho fatto con lui resterà sempre uno dei ricordi più belli e indimenticabili della mia vita! Avevo solo 3 mesi e siamo partiti tutti insieme: io, mamma, papà, la mia sorellina Sila e il nostro Roger. La destinazione era il Parco Nazionale del Gran Sasso. Appena arrivati, ci siamo tuffati nelle passeggiate in natura, esplorando ogni angolo con entusiasmo e curiosità. Io però ero ancora un po’ malaticcia e debole, e non riuscivo a camminare per lunghi tratti. Così, per gran parte del viaggio, ho avuto la fortuna di godermi il panorama dall’alto, in spalla a mamma o papà. A volte, cullata dai loro movimenti, mi concedevo anche un pisolino. Come prima passeggiata siamo andati a vedere un castello: Rocca Calascio. Forse è per questo motivo che da quel momento mi sono sentita una regina trasportata in spalla dai suoi fedeli sudditi!
La prima passeggiata in spalla di Ginny
Non potrò mai dimenticare gli sguardi curiosi delle persone che incrociavamo lungo il cammino. Molti si fermavano a osservarci, stupiti e affascinati, chiedendosi spesso a quale razza pregiata appartenessi. Ho scoperto che tanti mi confondono con un Bengala, forse per via delle mie macchie così particolari. Ma io, con i miei miagolii orgogliosi, rispondo sempre che sono una fiera e unica esponente della razza “pozzo”. È un nome che porto con fierezza, perché racconta una storia che solo io posso vivere e condividere.
Ogni viaggio con Roger è un’avventura straordinaria, un concentrato di scoperte e divertimento. Durante il tragitto mi arrampico sui sedili, esploro ogni angolo del veicolo e mi sento una regina sul suo trono mobile, mentre Roger ci porta verso nuovi orizzonti. Però c’è una cosa che proprio non mi piace: quando altri animali o estranei si avvicinano troppo alla “mia” casa su ruote, in quei momenti non esito a soffiare e a mostrare tutta la mia determinazione per proteggere il nostro spazio.
Adoro partire per nuovi viaggi, perché ogni luogo mi regala emozioni uniche. Le montagne innevate, i boschi freschi e profumati, i sentieri che sembrano condurre verso l’infinito: ogni tappa è un’avventura diversa. Ora che sono un po’ più grande, riesco a camminare di più durante i trekking, anche se spesso mi lascio distrarre dal profumo dell’erba, mi diverto a scavare buche o a osservare gli uccellini che cantano tra gli alberi. Quando però mi stanco, basta uno sguardo e un paio di miagolii: mamma e papà capiscono subito che è il momento di farmi salire in spalla o nello zaino. E io, comodamente sistemata, continuo a godermi il viaggio con lo stesso spirito di una regina coccolata dai suoi fedeli servitori. Ogni passo, ogni meta, è un tassello di questa meravigliosa avventura che vivo insieme a loro.
Ginny e Sila inseparabili
Sila e io abbiamo un legame speciale. Parliamo tanto durante i viaggi: lei mi racconta dei brutti momenti che ha vissuto e della gioia di essere stata salvata. Quando ascolto la sua storia, mi sento parte di qualcosa di speciale. Anche Roger ha una storia da raccontare: mi parla delle sue lunghe strade percorse, dei giorni di abbandono al concessionario e della felicità di essere stato riportato in vita. Io, Sila e Roger siamo tre anime diverse, ma con tanto in comune!
Ma ora tutti e tre abbiamo trovato una famiglia che ci ama e ci accetta per quello che siamo: io, una piccola casinista trovata in un pozzo, Roger un vecchio furgone riportato in vita e Sila, un piccolo mostriciattolo nero che aveva conosciuto la solitudine.
Siamo stati aggiustati e abbiamo ricevuto una nuova opportunità di vivere e amare.
si parte
Nel 2022 quei due matti si erano messi in testa di arrivare fino in capo al mondo. A luglio il nostro Roger venne riempito all’inverosimile e partimmo per un viaggio lunghissimo. 42 giorni in giro per l’Europa con direzione nord. Non ci siamo fermati finché non si poteva più andare avanti, poichè davanti a noi vi era solo l’immenso Oceano Artico!
Capo Nord lo chiamano, ed è stato lì che ho visto lei piangere quando lui le ha data un anellino piccolo piccolo. Attorno a loro Sila correva all’impazzata, io e Roger li osservavamo un po’ da lontano, felicissimi, perché avevamo capito che da quel momento saremmo stati tutti insieme per sempre.
La ciurma al completo al Circolo Polare Artico
LA NOSTRA VITA ON THE ROAD
Un anno dopo, in un giorno di metà settembre, mi hanno messo una pettorina nuova, in tinta con il vestito di papà, poi in casa c’è sto un gran viaviai di persone. Tutti facevano gli auguri e si fermavano a darmi una grattatina sulla testa. Ho fatto compagnia a papà e al nonno mentre si vestivano tutti eleganti, ho avuto anche il compito di tranquillizzare papà con le mie fusa… era tanto nervoso, stava andando a sposare la mamma!
Preparandosi con papà
Io non amo molto la confusione e la folla, quindi fortunatamente sono stata tranquilla a casa durante la festa. Al rientro Sila e Roger mi hanno raccontato di aver portato le fedi e di aver accompagnato la mamma all’altare! Si è mangiato, bevuto e ballato tutta la notte e finiti i bagordi, siamo ripartiti, e da allora non ci siamo più fermati.
Ogni giorno è un regalo: insieme percorriamo le strade, viviamo nuove avventure e condividiamo ogni chilometro con chi ha avuto il cuore di darci una seconda possibilità.
Oggi siamo in continuo movimento, Roger è diventato la nostra casa, e ogni giorno siamo in un posto nuovo. Abbiamo visitato luoghi caldi e freddi, spiagge e montagne, città trafficate e strade deserte.
Sento parlare mamma è papà dei tanti documenti che servono per poter viaggiare con me e Sila.
Sembra che i nostri genitori stiano vivendo il loro sogno, e io non posso che essere felice di condividere questa esperienza insieme a loro. Rincorro topolini, lucertole e a volte faccio spaventare mamma e papà perchè mi diverto a sparire per alcuni minuti. Poi ogni notte mi infilo sotto le coperte con loro, faccio un po’ di fusa, poi mi addormento tranquilla e ogni mattina mi sveglio con l’entusiamo di affrontare nuove strade sconosciute.
Voi continuate a seguirci, e se mi vedete in giro non dimenticatevi di darmi una grattatina alla capoccia… ma fate con calma, perchè non mi piace che gli altri mi tocchino.
A presto!
Ginny