la storia di roger
Ciao a tutti!
Mi chiamo Roger, o meglio, ho questo nome da luglio 2020. Sono un furgone Iveco Daily Turbo Diesel 35-12 camperizzato, nato nel 1997. Alcuni mi considerano un vecchietto da rottamare, nonostante abbia percorso solo 172.000 km. Probabilmente, prima avevo un altro nome, ma non me lo ricordo più.
l’abbandono e l’adozione
La mia vecchia proprietaria aveva avuto un bambino e ha quindi deciso che era il momento di cambiarmi, perché desiderava un mezzo più nuovo, comodo e sicuro. Così, sono finito nell’officina di un rivenditore di camper.
Lì, osservavo gli altri mezzi attorno a me: luminosi, scintillanti, alti, con tappezzerie nuovissime e dotati di tutti i comfort. Io, invece, con la mia tappezzeria verde a quadri sbiadita e qualche punto di ruggine, me ne stavo parcheggiato, un po' vergognandomi e cercando di farmi piccolo piccolo.
Poi, un giorno, arrivarono loro. Entrarono e si sedettero, ed era stato per me come un colpo di fulmine. Il signore che doveva vendermi fu chiaro con loro: c'era molto lavoro da fare e non sarebbe stata una passeggiata.
Io avrei voluto urlare: "Prendetemi, prometto che sarò un bravo camper e non ve ne pentirete!". Invece rimasi zitto, guardandoli osservare e parlare tra loro.
Se ne andarono dicendo che ci avrebbero pensato, e io temevo di non rivederli mai più. Ma, sorpresa! Due giorni dopo tornarono e decisero di prendermi!
Il mio umore migliorò notevolmente e, quando vennero ad accendermi, il ruggito del mio motore fu forte e chiaro. Nonostante lo sporco e la batteria quasi scarica, riuscii a convincerli.
Da quel momento in poi, li vedevo spesso: venivano, si sedevano, disegnavano, cancellavano, prendevano misure... tutto per farmi tornare al mio antico splendore. Li sentivo dire che i miei 6 metri e la mia disposizione interna spaziosa, con letto a scomparsa e bagno in coda, era perfetta per loro. Certo qualche piccola modifica ai miei interni era necessaria, ma niente di troppo radicale. I lavori su di me durarono un paio di mesi, e io scalpitavo per uscire finalmente dall'officina.
Il prima e il dopo
Il giorno della consegna ero tutto agitato, con un grande fiocco rosso sul cofano e tutto lucido. La vecchia tappezzeria verde a scacchi era sparita, sostituita da un arancione fiammante. I vecchi sedili sfondati erano diventati nuovi di zecca, e l'esterno brillava di un bianco splendente.
Avevo un impianto elettrico a regola d’arte con tanto di batterie e pannelli solari all’ultimo grido, a completare il tutto un regolatore MPPT e un potente inverter. La mia zona soggiorno era stata rinnovata, con un grande tavolo, un divanetto e due sedili rotanti. Ai piedi calzavo delle gomme nuove che sapevo ci avrebbero portatato lontano. Il mio vecchio bombolone a gas era stato sostituito e il mio motore da 2500 cc era stato rimesso a puntino per la ripartenza.
Non avevo più nulla da invidiare ai camper intorno a me.
Finalmente a casa!
Li vidi arrivare: erano più emozionati di me! Ma dietro di loro c'era una cosa piccola, pelosa e nera... Che cos'era quella cosa? Si avvicinarono e dissero: "Guarda, Silotta, ti piace? Lui è Roger". Poi, tra di loro: "Speriamo non vomiti qui sopra".
Cosaaaaa??? Quel mostriciattolo nero rischiava di vomitare dentro di me??? Salì e si mise ad annusare in giro, per poi accomodarsi sul divanetto. "Vacci piano, mostriciattolo", pensai, "che confidenza!".
Primo incontro Sila - Roger
Finalmente, dopo i convenevoli di rito, uscimmo dal concessionario. Che emozione trovarsi di nuovo per strada! La prima notte la passammo sul lungomare. Sentire il vento addosso dopo tanto tempo era stato un toccasana. Il mostriciattolo nero sembrava reggere bene la mia andatura; non aveva ancora dato segni di nausea.
Si chiamava Sila, era un cane nero tutto peloso, anche lei era stata presa da poco, trovata per strada come un piccolo rottame malconcio che i miei umani avevano "aggiustato" con molta pazienza. Avevamo molto in comune: entrambi rifiutati e scartati.
Primo viaggio
Mi stavo appena riabituando alla strada quando, dopo solo tre giorni di tranquille passeggiate nei dintorni di Brindisi, imboccammo l'autostrada: io, i miei umani e il mostriciattolo. "Non faremo tanti chilometri," pensai, "dobbiamo ancora imparare a conoscerci...".
100 chilometri, 200 chilometri, 500 chilometri. Avevo ormai perso il conto quando finalmente imboccammo una stradina sterrata ed entrammo in un cortile. Senza fiato, guardai il cruscotto: 1.200 km! Questo mi inorgoglì: nonostante la mia età, li avevo fatti tutti senza il minimo cedimento. "Lento e inesorabile," dichiararono i miei umani.
I miei umani erano così fieri di me e mi fecero tanti complimenti! Restammo un paio di notti in quella che scoprii essere la casa natale della mia umana. Lì conobbi i suoi genitori e i suoi due enormi cagnoloni, che ogni volta cercavano di salirmi sopra!
Giusto il tempo di tirare un po' il fiato e riprendemmo il cammino. Questa volta però ero preparato; non mi sarei fatto cogliere di sorpresa!
Iniziammo a salire: l'aria divenne frizzante e cominciammo a vedere le montagne in lontananza. Con le punte innevate, sembravano toccare le nuvole! Non ero più abituato al freddo, e per fortuna quella notte accendemmo la mia stufa, restando tutti al calduccio!
Mentre i miei umani e il mostriciattolo dormivano tranquilli, ne approfittai per guardarmi attorno. Il paesaggio era meraviglioso: riposavamo di fronte a una grandissima montagna che avevo scoperto chiamarsi Monte Bianco, il Re delle Alpi. I sentieri si snodavano sui pendii, e io accompagnavo i miei umani fin dove riuscivo ad arrivare. Poi loro proseguivano a piedi. Al loro rientro, li sentivo parlare dei paesaggi visti e, tramite i loro racconti, mi sembrava di vivere anch'io le loro avventure! Dopo tanto tempo, mi sentivo nuovamente utile e vivo!
In Val d’Aosta
Io e il mostriciattolo iniziammo ad andare d'accordo. Le rare volte che ci lasciavano soli, avevamo l'opportunità di chiacchierare. Lei mi raccontò la sua storia: della sua vecchia casa, dell'abbandono, dei giorni passati per strada, della paura e della fame. Rimasi molto colpito dalla sua storia; non pensavo che le persone potessero essere così cattive!
il periodo del covid
Abbiamo affrontato insieme la seconda ondata di quella cosa orribile chiamata Covid, le giornate fermo al rimessaggio non passavano più, quando ci prendi gusto a viaggiare diventa come una dipendenza!
I miei umani mi erano venuti a trovare spesso in rimessa e mi avevano spiegato che eravamo in quella definita zona Rossa, passata poi ad Arancione ma era ancora proibito spostarsi dal proprio comune di residenza.
La rimessa era piena di altri camper, come me. Tutti fermi, in attesa scalpitante di poter riprendere a viaggiare! Passavamo le giornate a raccontaci le nostre avventure, i nostri viaggi, a volte esagerandololi un poco… ma chi al bar con amici almeno una volta non ha ingigantito una storia? Ok confesso, io ho raccontato di aver portato i miei umani in cima al Monte Bianco guadagnandomi il rispetto e ammirazione di tutta la rimessa.
Poi una mattina li vedo arrivare, pensavo ad una visita come le altre, ma ecco la grande notizia! Siamo in zona gialla…. E quindi… Finalmente si riparte! Quella prima gita dopo tutti quei mesi di stop aveva un sapore differente, sapeva di libertà e speranza.
Le previsioni del tempo promettevano bene… neve, neve tutta la settimana! Ero francamente un po' preoccupato, non mi ero mai trovato in una situazione del genere e non sapevo come avrei potuto reagire, tuttavia i miei umani credevano in me e promisi a me stesso di mettercela tutta. Non andammo lontano, solo sui Monti Dauni, in Puglia. Lì abbiamo trovato la piazzola di sosta perfetta, in un punto panoramico bellissimo che si apriva su tutta la vallata. La distesa di neve che ci circondava era intatta, divertito ho guardato i miei umani e il mostriciattolo rotolarcisi e fare un pupazzo di neve.
Prima volta nella neve sui Monti Dauni
Quando tempo ho aspettato questi momenti!
Al calare della sera, tutti al calduccio, mentre si spadellava nella mia cucina, mi sono goduto il tramonto… questa si che è vita!
un nuovo arrivo
Le cose andarono avanti così per il primo anno. Io, i due umani e il piccolo mostriciattolo nero: i nostri piccoli viaggi e i nostri weekend.
Finché un giorno li vidi tornare a casa con un piccolo fagottino avvolto in una copertina. Entrarono subito in casa e non potei vedere cosa fosse. Confesso che un po' mi stavo preoccupando: sembrava di essere in una brutta replica della mia precedente vita… la famiglia si stava allargando? Perché nessuno mi aveva detto nulla?
Il piccolo esserino non lo vidi per un po' di tempo e avevo cominciato a preoccuparmi sempre di più finchè non li ho inziati a sentir parlare di veterinari, medicine e adozione, e intuii quindi che si trattava di un altro animale. Mi ero dunque abbastanza tranquillizzato: però ora ero curioso: chissà di cosa si trattava! E poi io e il mostriciattolo ci eravamo appena abituati l'uno all'altro!
Passarono alcuni giorni, e finalmente mi prepararono per passare qualche giorno fuori. Saremmo andati poco lontano, approfittando di tutti i giorni a disposizione. Finalmente il mistero si svelò: un nuovo membro si era aggiunto a questa strana famiglia. Una gattina minuscola, che scoprii chiamarsi Ginny. Lo scricciolo, con il suo manto tigrato, si credeva davvero una tigre! Era molto protettiva nei miei confronti: guardava con sospetto chi si avvicinava a me e soffiava! Piano piano iniziammo a conoscerci e ad andare d'accordo. Lei raccontò a me e a Sila la sua storia: il pozzo, il buio e la paura.
Primo incontro Ginny - Roger
Ma ora tutti e tre abbiamo trovato una famiglia che ci ama e ci accetta per quello che siamo: io, un vecchio furgone riportato in vita; Sila, un piccolo mostriciattolo nero che aveva conosciuto la solitudine; e Ginny, una piccola casinista trovata in un pozzo. Siamo stati aggiustati e abbiamo ricevuto una nuova opportunità di vivere e amare.
Nel 2022 quei due matti si erano messi in testa di arrivare fino in capo al mondo. A luglio venni riempito all’inverosimile e partimmo per un viaggio lunghissimo. 42 giorni in giro per l’Europa con direzione nord. Non ci siamo fermati finché le mie ruote non potevano più andare avanti, poichè davanti a noi vi era solo l’immenso Oceano Artico!
Capo Nord lo chiamano, ed è stato lì che ho visto lei piangere quando lui le ha data un anellino piccolo piccolo. Attorno a loro Sila correva all’impazzata, io e Ginny li osservavamo un po’ da lontano, felicissimi, perché avevamo capito che da quel momento saremmo stati tutti insieme per sempre.
A Capo Nord
LA NOSTRA VITA ON THE ROAD
Un anno dopo, in un giorno di metà settembre, sono stato tirato tutto a lucido, mi hanno messo dei grandi fiocchi di tulle bianco e una ghirlanda di girasoli adornava il cofano. Ho avuto l’enorme onore di accompagnare la mia umana all’altare. Da lontano ho visto tantissime persone aspettarci, potevo vedere le loro espressioni stupite ma felici. Sicuramente sono stato un mezzo non troppo convenzionale per una sposa, ma questo compito assegnatomi mi ha riempito di orgoglio.
Ospite d’onore
Poi c’è stata una grande festa in cui si è mangiato, e ballato tantissimo. Io sono rimasto li, tanti curiosi sono venuti a salutarmi, farmi i complimenti e a sbirciare dentro di me. Fiero ho cercato di mostrarmi al meglio! E’ stato il giorno più bello della mia vita!
Finiti i bagordi, siamo ripartiti, e da allora non ci siamo più fermati. Ogni giorno è un regalo: insieme percorriamo le strade, viviamo nuove avventure e condividiamo ogni chilometro con chi ha avuto il cuore di darci una seconda possibilità.
Oggi siamo in continuo movimento, io, Roger sono diventato la loro casa, e ogni giorno siamo in un posto nuovo. Abbiamo visitato luoghi caldi e freddi, spiagge e montagne, città trafficate e strade deserte. Sembra che i nostri umani stiano vivendo il loro sogno, e io non posso che essere felice di condividere questa esperienza insieme a loro. Ogni notte custodisco il prezioso tesoro che porto dentro di me e ogni mattina mi accendo con l’entusiamo di affrontare nuove strade sconosciute.
Voi continuate a seguirci, e se mi vedete per strada non dimenticatevi di darmi una pacca sul cofano…
A presto!
Roger
La ciurma al completo al Circolo Polare Artico